8 #infinite #rivolte

Alla ricerca dell’editore partii
presto, poche le ore, e capii
tardi, con gran dolore, che
cercavo un motivo, un perché
o un magari, un forse, un domani

o qualcuno che trovi il senso che
in me è vivo e scalpitante e
chiede giustizia, giustezza vibrante,
per manifestare dell’esistente
la volontà di essere niente
e di essere tutto al tempo stesso,
di fare l’amore senza permesso

e rubare in un fiore tutti i profumi,
sporcarsi di frutta e annebbiarsi
tra i fumi estatici di fogli sparsi
bruciati per caso, per la fortuna.
Un calice acido a salutar la luna.

Così tornai, svelta sui miei passi,
senza parole né storie, ma sassi
nelle mie tasche a tenermi a terra
rivolta ad oriente, pronta alla guerra,
forte dei sogni nella notte amica.

Al sorger del sole mi vidi poi nuda,
di nuovo piccola, di nuovo cocciuta,
ma sui cocci rotti del mio cuore infranto
ripresi a scrivere tra i sussulti del pianto
e furon poesie, come fiori di campo,
a dare un senso a quel cielo sereno
e al vento e alla pioggia e all’arcobaleno.

Dopo il tramonto recitai la mia parte.
Sì, ero confusa, ma giocai le mie carte.
Coi sassi e coi cocci ora pieni di miti,
di storie e leggende di mondi infiniti
che speravo potessero essere graditi,
bussai a mille porte e subito scappai
guardando occidente, pensando ai miei guai.

Cercando fortuna arrivai alla fine
del mondo e del cosmo e delle latrine,
insomma al mare dove tutto ebbe inizio
e sullo scoglio nell’onda continuò così
la vita sospesa tra la notte ed il dì.

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