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oblò

Non mi ricordo, la sera
in cui sei nato, com’era
il cielo e di che colore era
il muro su cui tramontava
la luce mentre tuo padre guardava
me ridere e piangere, e dormire.

Mentre il tuo papà ci guardava
vivere, non mi ricordo il calore dell’aria
e non mi ricordo più quella storia
che da piccola mi metteva paura.

Ma mi ricordo l’oblò
da cui entrava l’alba e so
che può far male la pace e se
ti guardo crescere è perché
quando ti prendo per mano
sei tu a far rivivere me
nei tuoi salti sempre più lunghi e
nel coraggio di piangere tra i miei capelli
mamma sei bella, dici sorridendo
e io inciampo nella voglia di piacerti
e ritorno a quella sera
in cui a nascere ero io
e il tuo papà chissà dov’era
e chissà che musiche suonava
tra le stelle della mia prima cena.

Ti rimbocco le coperte, qui
stasera, nella casa che è nostra,
e intanto invento un racconto
in cui anche chi semina il vento
vivrà per sempre felice e contento.


how would you make the poetess happier?

Published inle mie geometrie