101 / Alessandro

Scriveva. Scriveva da giorni ormai, senza smettere nemmeno per mangiare, per dormire, per leggere.

La stanza si riempiva di fogli, sparsi ovunque. Un appartamento qualsiasi in un quartiere qualsiasi, ultimo piano senza ascensore, finestre sbarrate e porta blindata. Nessuna via di fuga, se capite quel che voglio dire.
Un rifugio ma proteso al cielo, una vertigine ma senza speranze.

Scrive quel che gli dice la voce della propria coscienza, scrive per darsi voce. Pensieri come idee in fuga, fiumi in piena. Scrive perché la voce è l’unica cosa che ha, se capite quel che voglio dire.
Scriveva nella convinzione che, una volta scritto tutto, una volta messi in chiaro anche i suoi pensieri più intimi, loro non avrebbero più avuto motivo di ucciderlo, perché le idee avrebbero viaggiato sulle proprie gambe. E se loro non avessero avuto più motivo di ucciderlo non l’avrebbero più cercato, e non sarebbero più stati un problema suo. Avrebbero lottato contro le sue idee, ma lui, nel suo corpo, l’avrebbero lasciato in pace.

Scriveva le idee, quindi, pensieri più o meno compiuti, con estrema concentrazione e accuratezza, per farli uscire da sé, per buttarli fuori, per liberarsi di loro. Se fosse riuscito a scrivere tutto, loro non si sarebbero più interessati a lui, e sarebbero finalmente usciti dalla sua realtà.
Certo, avrebbero potuto ucciderlo per capriccio, o per dare una punizione esemplare, ma per questo si proteggeva con l’anonimato. Avrebbero potuto ucciderlo per vendetta, ma quale alternativa aveva, ormai?

Comunque, quel che vi volevo raccontare non ha a che fare con quel che succederà, ma ha a che fare con quello che è successo oggi, alle diciassette in punto.
Stanotte, verso le due, o forse erano già le tre, ha ceduto al sonno, caduta la testa sui pensieri incompleti tracciati nei fogli. Nel sonno, ha ceduto ai sogni, svuotata la mente dalle quotidiane menzogne che siamo soliti raccontarci. Nel sogno, ha ceduto alla realtà e si è creduto un impiegato normale, ha avuto modo di parlare con alcuni amici, ha viaggiato nel tempo ma solo per ricordare. Al risveglio, nel buio di una mattina invernale, ha cercato quel foglio in cui stava scritto il suo giorno di nascita, il suo nome, un indirizzo, un’età. Lo ha trovato, ma non ha saputo riconoscersi in quell’immagine vecchia in cui sembrava così giovane. Che cosa era successo? Le fotografie sono specchi ben strani.

Capelli sempre neri ma meno folti, meno rigogliosi nei loro riccioli indomiti, barba incolta, sguardo nuovamente fisso sui fogli. Adesso sta cercando un altro foglio, un appunto con una data, il nome di una via, e una parola che è un nome da non scordare. Un appuntamento da non mancare, già segnato sul calendario con un segno deciso, come di una fine, o di un nuovo inizio, o solo l’ennesimo tentativo di capirci qualcosa di più. Ma il calendario è sommerso da una piena di fogli pieni di scritte incomprensibili, getti di pensieri talmente violenti da non poter essere afferrati né colti, colori e lingue che si mescolano senza riuscire a dar forma al mondo che c’è in questa testa troppo umana per sopportare il peso del vivere senza chiedersene il perché. Pensieri veloci, a rincorrere idee sfuggenti.

L’appuntamento sarebbe oggi, ma il foglietto per l’appunto si è perso, e lui mancherà. Questo è successo, di terribile, oggi.
Lui mancherà all’appuntamento e rimarrà sempre chiuso in questa stanza, sempre chiuso coi suoi pensieri, abbandonato a sé stesso. Una folla fuori ad aspettarlo per ascoltare le sue idee ed i suoi pensieri più intimi, ma loro non ci sono. Lo hanno abbandonato, come lui ha abbandonato loro. Forse stanno correndo verso il loro appuntamento, forse loro gli appuntamenti non li mancano mai, in un modo o nell’altro.

Questo è quello che vi volevo raccontare oggi. Vi volevo mettere in guardia dal potere delle parole, che mascherano le idee fino a renderle irriconoscibili, vi volevo raccontare una storia che illustrasse come i pensieri possano tradire, volevo provare a spiegarvi l’importanza di mantenere un ordine in cui potersi ritrovare, se capite quel che voglio dire.


Estratto da “quel che voglio è”

ISBN-9788826062211 (ebook) / ISBN-9788822898333 (cartaceo)