#6686 sogno infranto

Scaglie di vetro tra i miei vestiti
e un vecchio maglione
nero
con una macchia da dimenticare.

Ho aperto la porta al buio
e tra le stelle ho letto dei miti
senza morale.

Alla Vita inerte,
rugiada fragile nel mattino più forte,
guardo un agnello farsi lupo,
riscopro la brina del mio disordine.

Taglia la legna il coltello affilato
tra le fiamme di un vecchio falò,
profuma di bosco la nostra casa,
chiede un capretto una spina di rosa
e noi lo pungiamo, vuol dirci qualcosa.

Scorre il sangue come fiume in piena,
ulula Silenzio una nuova luna.
Mi spogliai di tutto
per indossar le pretese
di chi mi voleva cittadina felice
ma oggi rivesto
tutti quanti i miei mondi
e riconosco, nel vento,
quelle gocce e quei volti.

Vedo un angelo aiutare la lupa
nel dar alla luce due occhi chiusi
che forse domani vedranno nel bosco
il verde speranza e la primavera
di chi nell’inverno
non era in letargo.

Sono viva nel ricordo.
Ero viva anche nel sogno.