387 / Clara

Clara sapeva cantare, cantava meravigliosamente. Cantava in una lingua che solo lei sembrava conoscere.

Cresciuta assieme ai suoi fratelli in una famiglia di sordi e di muti che non potevano insegnarle l’arte della musica, Clara aveva imparato la magia delle onde massaggiando mani ed orecchie di amici e parenti.
Venne da noi accompagnata dalla zia, che a gesti ci spiegò la follia della nipote, le sue notti insonni, le sue labbra loquaci. Clara cantava e la cristalleria tremava e a volte si rompeva, una dannazione per la famiglia intera.

Clara non poteva fare a meno di cantare, ma in quel suo bizzarro contesto sociale, in cui nessuno la comprendeva, aveva maturato una musica diversa, stonata per quanto immensa. Clara cantava perché non poteva farne a meno, ma strideva quella voce anche al ritmo di un cuore puro e sincero. Clara piangeva, mentre cantava, pioveva il cielo e l’aiutava a liberarsi dalla frustrazione di un talento sprecato, di una voce senza padrone.

Clara canta sempre, adesso qui per noi, e sta imparando a suonare i tamburi mentre gli altri talenti più o meno forti di lei la aiutano a ridere degli errori, ballando nelle pause, inciampando tra le note. Anche a me Clara piace, perché non ha mai chiesto niente. Mi piace quel suo modo cocciuto che ha di donarsi alla gente.


Estratto da “quel che voglio è”

ISBN-9788826062211 (ebook) / ISBN-9788822898333 (cartaceo)