tra i rumori del deserto

Arrivò la nuova era, sulle vette del confine tra ieri e domani, a illuminare il segno dei moti dei vecchi fuochi sommersi, preannunciando emergenti vulcani.

Arrivò la nuova era, ed esplose. Esplose la montagna, esplose il confine, esplosero le cime più alte e tutta la catena a seguire. Esplose la valle in cui scorreva il fiume, regalando alle piane una fontana di pioggia, esplose il bosco ed esplose la roccia.

Restò, a ricordare il corso dell’acqua, una linea sottile, verde, lenta.

E arrivò la nuova era anche nelle più profonde pieghe del tempo, tra le grotte scure e le fessure tessute dai movimenti contrari tra il luogo e lo spazio. Arrivò, come una luce che cuce ferite, come oro che incolla pezzi di legno, come una spada che insegna a trovare il cuore, a schivare un attacco violento dando le spalle a chi ci vuole morti.

Arrivò la nuova era, ed esplose. Esplose la terra di ricordi e stagioni, esplose il cielo con stelle e colori, esplosero gli alberi sotto il peso del fulmine, esplosero i tuoni ed esplosero i giorni. Esplose la valle in una linea azzurra, subito scomparve nella trama della propria curva.

Restò, del verde, nel grande disordine, la voglia di esistere.

Suonavo un tamburo, cercavo del viola, cantavo una musica che credevo nuova, come questa era che sembrava un inizio, ma solo adesso so restare in ascolto.

C’è silenzio. Nel silenzio, ci sono le forme che, eterne, si rinnovano e cambiano seguendo il disegno. Dove siamo, in quale universo?

Nei miei occhi si apre uno scorcio. Ti vedo, lontano, venirmi incontro. Tra il viola si fa strada del rosso, vivo come sangue che scorre, e batte il mio cuore tenendo il tuo passo, ti abbraccio. Mi abbracci, e batte il tuo cuore al ritmo di una musica che tutto riordina.

Mano nella mano, rinasce il cosmo. Siamo in bilico sul limitar del mondo, a far rivivere l’eterno secondo.

Quando sboccerà il primo fiore, sapremo non coglierlo? Sapremo rinunciare anche alle fantasie, quando le nuvole si faranno attendere?

Troveremo il coraggio per cogliere il giallo, nutrire il rosa, lasciar trasparire l’argento?

Mano nella mano, tutte le mani si intrecciano, cambiamo il disegno.

Sapremo distinguere il nostro momento, tra i momenti già scritti e quelli che non ci appartengono? A chi chiederemo aiuto, a chi daremo sostegno?

Siamo fermi, ma vivi, tra le vie di un centro che continuamente cambia, così fuori come dentro.

Siamo vento nel vento.