i cuccioli della lupa

Saranno state le tre di notte, su quale pianeta non ve lo so dire, ma c’era una luna azzurra e c’era Frida che cullava sua figlia.

Guardava fuori dalla finestra, sotto di lei vedeva soltanto nuvole. Immaginava grattacieli pieni di luci e colori persi in una pioggia torrenziale, immaginava strade e vite e ombrelli aperti sotto cui ci si teneva a braccetto per trovare riparo, cuori che battevano all’unisono, più forti della pioggia e del tempo, più forti di quell’intenso bussare alla porta che aveva svegliato sua figlia, più forti anche delle grida e delle risa dei figli più grandi, illuminati dal giorno che ancora, almeno su di loro, splendeva.

Bussavano insistentemente. Intorno, solo nuvole. Frida si decise ad aprire soltanto quando non si sentì più nulla. Non trovò nessuno, oltre la soglia ad aspettarla, e pianse.

I figli grandi continuavano a giocare, incuranti della notte che, inesorabile, scendeva, e delle lacrime della mamma, che trasformavano le nuvole in pioggia e la città inesistente in un grande lago, calmo.

Frida piangeva, cullava sua figlia, cercava una luna che avesse il colore del sogno, ma tutto era spento. Guardò meglio, vide miliardi di stelle, miliardi di giorni pronti a splendere su chi li sceglierà.

La finestra si aprì di colpo, un vento forte richiuse la porta, qualcuno bussò. Da un improvviso silenzio si alzò il più grande, fece avvicinare il papà, gli raccontò una storia grande come un mondo, lunga come il tempo.

Frida cullava sua figlia, si mosse per chiudere la finestra, lui la fermò.

– Vedi quelle stelle, là dove una volta c’erano solo nuvole?

– Sì.

– Sono riflesse. Le luci lontane, meno tremanti, sono intere galassie e sono là in alto, le hai viste?

– sì, sì. Quando partiamo?

– Non so. Non so ancora quale direzione prendere, né come fare il primo salto.

Il figlio piccolo sorrise, si attaccò alla gamba del papà e, chiusi gli occhi per riaprirli subito, disse

– Cucù!

Le stelle sparirono, sparì la notte e sparì il giorno, sparì la luna dal suo nascondiglio, sparirono la finestra, la porta, la mamma e il papà, sparì il lago tra nuvole nuove e restarono in tre a guardarsi negli occhi, cullati da un vento che non smetterà mai di abbracciarli.

Il pianto della più piccola li risvegliò, tutti. Di nuovo, bussarono alla porta. Frida, cedendo la piccola al padre, aprì.

C’erano tutti, per la sua festa a sorpresa, e c’erano luci di tutti i colori e candeline rosse e rosa, accese. Si incrociaron gli sguardi, corse per primo il figlio più grande, poi il secondo già pronto ai suoi salti, e poi lui le fece un cenno col capo, e Frida guardò quella finestra, per l’ultima volta né chiusa né aperta, si pulì i piedi e varcò la soglia tanto temuta, per entrare in quella vita, insieme, che da allora chiamarono Casa.

Nelle notti di luna nuova, potete ancora vederli, insieme, nella stanza grande, felici di esserci e saltar tra le nuvole, raccontarsi incredibili storie, guardarsi negli occhi per accender dei sogni l’incanto e, insieme, risvegliarsi per incontrare il colore del giorno.

Oggi, il colore è lo stesso del mondo che è intorno.