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Categoria: Poesie

il mio cuore cambia spesso ritmo, va veloce come i piedini dei bimbi.

Carmen

Ti inviteranno fuori a cena
una sera,
quando sarai come un mondo grande,
dritte e morbide le gambe.

Ti inviterà, elegante e galante
oppure semplicemente,
com’è naturale quando si è parte
l’uno dell’altra.

Uscirai, mia piccola meraviglia,
profumata, lunghe le ciglia,
indosso un’emozione
mai provata. Un’occasione
si farà strada e tu
ne sentirai il sapore.

Nel blu
cadrà una stella
e il lume della candela
brucerà la cera.

In un bacio
sarà l’amore che si rigenera,
sarà infinito.


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ellissi

Sotto una coperta di nuvole nuove
ti ho cercato

dov’eri?

Più in alto degli arcobaleni
credevo di averti trovato

e mi chiedi se piove?

Sopra il vulcano
riprendevi la danza del fuoco
e la luce,
la luce che sei e che eri
ovunque porta
di vita
gioia e speranza.

Tra le mie braccia
l’aria è più fresca.

Alle dita più anelli,
nel cuore del cosmo
una spiaggia
e un oceano
che separa ed unisce.

Brucio.


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nuove culture, tra sogno e realtà

Metter radici in un primo di maggio,
è cosa da pazzi, le disse il faggio,
ma la ciliegia non volle ascoltare
e con pazienza si mise a scavare.

Le prime foglie brillavano, verdi
tra il verde di un campo dimenticato,
e la terra accoglieva quel suo capriccio
di far di un prato un frutteto ben ricco.

Poco distante, una lumachina
veloce correva per gustar la piantina
appena arrivata, mai vista prima,
ma al calare del sole si dovette fermare
e nella notte un gran temporale
la direzione le fece cambiare.

Sognò la ciliegia di esser già grande
e al risveglio si sentì forte forte,
scavò nella terra ancora un pochino
e fece amicizia con un lombrichino.
Il faggio, ombroso, le disse ora basta!
e la ciliegia ne ebbe abbastanza,
così nella notte un lampo chiamò
dal cielo stellato e il faggio bruciò.

Questa è la storia del ciliegio celeste
che scese dal cielo per incontrar il terrestre
che da un frutteto imparò che la terra
non si comanda, come una mamma
lei dona sé stessa
per far crescere il seme di chi la accarezza.


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877722 #spaziare

Una casa ereditata
in cui non sono mai nata
e una filastrocca
ingarbugliata.

Una casa grande
con un libro e gli specchi
e una rima
visionaria e strampalata.

Una casa nuova, vecchia
di ricordi da strappare
per poter vedere
la città che mi aspetta.

Una casa vecchia, che si rinnova
tra immagini divine
e le mie cosmiche uova.

Una casa da scoprire.

Una vita da lasciare
a chi la vorrà leggere.

E tante piante da innaffiare.


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palmo

ma dove vanno a dormire
le gocce di pioggia
infrante
sull’asfalto brillante
di un sole lontano?

sono andata a cercarle
invano
alla fine del tempo
che tenevo in mano.

le ho trovate
nel mare
tra le onde e il richiamo
dei castelli di sabbia.

vivono ancora, tutte.
ed è strano ma è vero
che siamo soli, illusioni e mistero.


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62 #età #nuova

dedicata a  mia mamma,
che oggi compie gli anni.

Una goccia
scava la roccia.

Un Nuraghe
riscopre il cielo, nell’azzurro.

Un’amica
ha nascosto il tesoro
perché tu possa trovarlo.

È una fiaba
la vita, sulla Terra.
Ti ricordi, il mare in Sardegna?

Non importa, al Nuraghe,
la vastità della spiaggia,
né importa, alla goccia,
la profondità di una grotta.

Di che colore è
il buio, la notte?
Le stanze senza sogni, di cosa sono fatte?

Al centro del Nuraghe
sta sbocciando un fiore.

Piove.


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mezzaluna

Accarezzo la cicatrice
per l’ultima volta
prima che
scompaia.

Ripenso a quando,
bambina,
chiedevo – Mamma,
come si fa a non pensare?
– Non si può fare.

Eppur non penso
quando scompaio
nell’infinito universo.

Sorrido, annuisco. Lascio
che il bicchiere si svuoti e si riempia

di acqua o di gioia?


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179 #intreccio

Ho visto la primavera
in un filo d’erba.

In una goccia di pioggia
che non cadeva
ho letto la storia
di chi non c’era.

Nuvole dipinte, all’orizzonte,
oltre il lago,
mi han mostrato il sentiero del mago.

E foglie nuove, su rami secchi,
e vecchi col bastone e occhi,
tanti, pieni di tristezza,
e il mio cuore che batteva
l’eterno ritmo
della vita che mai si spezza.

Nel vento, angeli e fate
e tutte le scintille nate
tra le nostre mani, intrecciate.

Ho visto la primavera
anche nel tuo cuore.

Così sia,
tutto sia Amore.


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iterazione in un solo atto

Una strana bicicletta
senza sella e senza fretta
di notte si mise verso le stelle in cammino
alla ricerca di un titolo per un raccontino.

Un omino lungo e stretto
senza naso né cappotto,
vista l’ora detta tarda
corse via senza una scarpa.

Dalla Luna, un pescatore,
vide un uomo senza freni,
una bici senza storia
e un polletto senza gloria.
Disse al gallo, il pescatore,
canta! presto! rompi il cielo
con dei lampi, gialli di Sole
ed illumina il sentiero
per chi vuol tornare intero!

Così fece quel polletto
e da allora è tutto scritto:


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