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Categoria: operette

son filastrocche per tutte le età, palcoscenici piccoli nelle più grandi realtà!

Carmen

Ti inviteranno fuori a cena
una sera,
quando sarai come un mondo grande,
dritte e morbide le gambe.

Ti inviterà, elegante e galante
oppure semplicemente,
com’è naturale quando si è parte
l’uno dell’altra.

Uscirai, mia piccola meraviglia,
profumata, lunghe le ciglia,
indosso un’emozione
mai provata. Un’occasione
si farà strada e tu
ne sentirai il sapore.

Nel blu
cadrà una stella
e il lume della candela
brucerà la cera.

In un bacio
sarà l’amore che si rigenera,
sarà infinito.


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nuove culture, tra sogno e realtà

Metter radici in un primo di maggio,
è cosa da pazzi, le disse il faggio,
ma la ciliegia non volle ascoltare
e con pazienza si mise a scavare.

Le prime foglie brillavano, verdi
tra il verde di un campo dimenticato,
e la terra accoglieva quel suo capriccio
di far di un prato un frutteto ben ricco.

Poco distante, una lumachina
veloce correva per gustar la piantina
appena arrivata, mai vista prima,
ma al calare del sole si dovette fermare
e nella notte un gran temporale
la direzione le fece cambiare.

Sognò la ciliegia di esser già grande
e al risveglio si sentì forte forte,
scavò nella terra ancora un pochino
e fece amicizia con un lombrichino.
Il faggio, ombroso, le disse ora basta!
e la ciliegia ne ebbe abbastanza,
così nella notte un lampo chiamò
dal cielo stellato e il faggio bruciò.

Questa è la storia del ciliegio celeste
che scese dal cielo per incontrar il terrestre
che da un frutteto imparò che la terra
non si comanda, come una mamma
lei dona sé stessa
per far crescere il seme di chi la accarezza.


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iterazione in un solo atto

Una strana bicicletta
senza sella e senza fretta
di notte si mise verso le stelle in cammino
alla ricerca di un titolo per un raccontino.

Un omino lungo e stretto
senza naso né cappotto,
vista l’ora detta tarda
corse via senza una scarpa.

Dalla Luna, un pescatore,
vide un uomo senza freni,
una bici senza storia
e un polletto senza gloria.
Disse al gallo, il pescatore,
canta! presto! rompi il cielo
con dei lampi, gialli di Sole
ed illumina il sentiero
per chi vuol tornare intero!

Così fece quel polletto
e da allora è tutto scritto:


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re maggiore

era un bel giorno di primavera
o forse era inverno, ma la neve non c’era.
splendeva l’azzurro tra i rami spogli
e anche io avevo finito i fogli.

era un giorno azzurro e sereno
ma tu avevi pianto quando io non c’ero
e mi raccontavi, con gli occhi un po’ stanchi,
dei giochi inventati e del coro dei bimbi
che cantava sempre quella canzone
che a te piace tanto e io non so come
fare a dirtelo che non capisco il testo
e allora taccio e ascolto e fai presto!
corri! piccolo, tra le mie braccia
ci sarà presto un’enorme pancia.


how would you make the poetess happier?

ogni domanda è un’offerta

Non rinnegar le monetine di rame:
son quelle con cui ci comperiam il pane.

Non criticar le monete d’argento
quando un altro faranno contento,
perché un bel giorno verrà da te
a chiederti – in offerta, di grazia, che c’è?

E delle monete d’oro non aver paura!
Abbaglian, lo so, ma è oltre misura
la lor resistenza all’usura del tempo
e perfino il mare possono attraversare…

Le pietre preziose, i frutti ed i fiori
sempre onora nelle cangianti stagioni.

Ma sopra tutto e prima d’ogni cosa
non scordarti gli abbracci e lo sguardo
di chi si dona senza crucciarsi del cambio
e ringrazia chi t’offre, in parola,
la sua verità sul tempio e un sincero – vola!


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liberatoria

Non chiedo permesso, signor Rodari:
l’ispirazione mi ha preso le mani!

Le rendo grazie, signor Gianni,
per avermi allietata per anni ed anni!

Chiedo scusa ai grandi poeti,
ai filosofi, a cantautori ed asceti,
ma sono sicura al cento per cento
che ogni bambino sarebbe contento
se tutti provassimo ogni mattina
a lavare i denti facendo una rima.

Non parlo di guerre, ché non è stagione,
ma insisto e ripeto che hanno ragione
quei matti convinti che chi vuole per sé
non sa che di abbracci per tutti ce n’è.

E chiedo venia, per cortesia,
a tutti quelli che non han fantasia.
Scrivo per gioco, per necessità,
vi garantisco che male non fa.
Sogno ogni giorno un mondo cambiato
in cui donarsi non è mai reato.
Sogno di notte fate e folletti
che aiutino tutti nei propri progetti.

Scrivete, bambini! Non temiate il plagio!
Copiate, copiate e diffondete il messaggio
che le rime faran la rivoluzione
come ogni anno la Terra col Sole!


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punteruolo

Un punto si mise un giorno in cammino,
si vide segmento e si spaventò un pochino,
si dimenò allora e pianse ai quattro venti,
diventando poligono e mettendo i denti.

Andando poi a spasso in alto ed in basso
divenne solido come il Gran Sasso.
Facendosi però poi piccino piccino, riuscì
a tornare quel bellissimo puntino
ch’era prima di volersi avventurare
nella quarta dimensione della vita spirale.

Lasciò che il tempo lo attraversasse
e si tuffò nel brodo da cui nacque.
Così il punto tornò a casa,
dove l’amore rende viva ogni cosa.


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mamma mia!

Una gocciolina
d’acqua, piccina
si mise in cammino
di buona mattina,
quando ancora la stella
nel suo cielo più grande
non illuminava il sentiero del fante.

Un pensiero, nel frattempo,
annullò lo spazio e le si trovò accanto
e così i due, figli e fratelli,
solcaron i mondi in cerca di appigli
per poter tender e fissare una corda
che sostenesse una casa, una tenda
o per fermare per sempre nel cosmo
un punto che facesse loro da centro.

Arrivaron, in una sera d’autunno,
a quel che sembrava fine ed inizio
di un viaggio magnifico e meraviglioso
e l’acqua era bella, e il pensiero le fu sposo
per quell’idea matta come un solstizio,
come una veglia che cede al suo sogno
e poi, prendendosi le mani, si dissero:
questa è la casa che ci vedrà vivi.

E furono foglie, e furono zampe,
e furono mamme – mamma mia, quante!
e poi fu la guerra delle rivoluzioni
ma presto la luna illuminò i grandi cuori
degli ultimi cuccioli,
dei primi tesori
e la vita si vide
e respirò più forte
e annullò il tempo e annullò la morte.

Al risveglio fu bello
trovarsi vicini,
miliardi di stelle come cuscini.

È bello, al risveglio,
sapersi vicini, sentire la vita
spostare i confini,
vedere i cuccioli diventare divini,
aprire la porta e trovar la città.


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invito a nozze

Al mio funerale
vestirò di bianco.

Ci sarà un’arpa e
un coro sbilenco
canterà le mie rime,
spogliando le rose,
sfogliando le spine,
per gettarle in pasto al fiume
insieme con le piume ormai distrutte
che furon le mie penne
e che quel mattino torneran tra le stelle.

Sarà mattina, sarà celeste il cielo,
sarà vestita di primavera la terra,
sarà una festa a togliermi il velo.

Ci sarà un’arpa
e ci sarà l’arcobaleno,
e ci sarà anche un orizzonte calmo sul mare
al mio funerale.


how would you make the poetess happier?