Salta al contenuto

Tag: camminare

giravolta

Brillava la notte
truccata di neve.

Scaglie di diamante
alla luce dei lampioni
e la Luna, nuova,
che non c’era, eppure
illuminava i miei passi
tra i rischi del ghiaccio
e quattro gradassi
vecchi pensieri
a sporcar gli stivali di ieri.

Brillava la Luna,
là, oltre il destino,
e io camminavo
e capivo
chi ero
e dimenticavo
chi sono e sarò
e anche adesso cammino
e giro la testa
tra me e me
e ho dentro una luce
e chissà che cos’è.


how would you make the poetess happier?

61 #ottaedro

Cammino e sono gambe
e poi corro e sono tutto
tranne testa che si perde
a cercar da qualche parte il frutto
del pensiero della corsa che s’è perso
mentre veloce più veloce alta m’innalzo
sopra i cieli della mente che m’inganna
e prendo il volo senza ali
per tuffarmi poi nei sogni
ad accendere la fiamma
che m’illumina il cammino.

Sono a casa, nel camino
scoppietta, solo, il ricordo
di un tempo che fu,
della corsa, del volo, del tuffo nel blu.

Scoppietta la legna a cercar il mio sguardo
ma mi perdo nei pensieri e non sento
il fuoco che mi avvolge con incanto.
Mentre bruciano le gambe
il dolore mi risveglia
e dal tutto torno in me,
torno piede e torno voglia
di una corsa su nei prati
dove svetta la montagna.

Camminare a più non posso.
Questo cerco mentre il fosso
tra il campo ed il giardino
si fa sempre più vicino.

Salto, volo, poi ritorno,
sono argilla dentro il forno.


how would you make the poetess happier?

viola come musica

Questa è la storia del suonatore
che partì camminando
e arrivò non si sa dove
e del suo Angelo custode
che arriva sempre fino al cuore:

Vi racconterò
di quando tutto è cominciato,
quando son partito per il mondo
sperando d’avere abbastanza fiato.

Suonatore di viola,
ho lasciato il mio rifugio
in un giorno di cielo grigio,
con niente in testa, le mani
in tasca, l’aurora nel domani.

Non toccavo i fiori
per non rovinarne i colori
e non toccavo le stelle
perché sono troppo belle.
Non toccavo la gente
perché diventa di niente.

A mezzogiorno, l’ho incontrato:
Ha cominciato a starmi vicino,
ad indicarmi un cammino
mai previsto, mai diritto,
a tratti in un bosco fitto fitto
di verde, di blu e di giallo, e
a tratti in un prato
con le galline ed un gallo.

Sapeva di musica, profumava di risate,
conosceva il mare e poi rideva spesso.
Poteva camminare, pensate,
anche su strade di ciottoli e sassi.
Avevamo il coraggio di sbagliare e
sbagliavamo, meta e direzione, insieme.

Mi ha aiutato a costruir il mio nido,
a non aver bisogno di rinunciar al mio grido.
Nelle piccole salite mi ha lasciato la mano
e in discesa avrei corso, ma preferiva andar piano.

E adesso che abbiamo davanti un monte
pare che le nostre strade si dividan per sempre.
La sera colora il cielo e noi guardiamo.
Le mie gambe sono pronte alla scalata
ma le sue ali prediligono una passeggiata.
Ci ritroveremo, per camminare insieme ancora
o anche solo per ascoltarci, nella nostra ora?

Se ci perderemo, guarderò le nuvole
quando il cielo è sereno, e se c’è vento
seguirò quella canzone. Sui sentieri mi fermerò
a guardar fiorire ogni mia emozione.
Siamo indivisibili: lo scoprirò al primo tramonto.

Come le viole. Non corron troppo
veloci né troppo in alto, le note
della nostra stagione. Ecco tutto.


how would you make the poetess happier?