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Tag: cammino

iterazione in un solo atto

Una strana bicicletta
senza sella e senza fretta
di notte si mise verso le stelle in cammino
alla ricerca di un titolo per un raccontino.

Un omino lungo e stretto
senza naso né cappotto,
vista l’ora detta tarda
corse via senza una scarpa.

Dalla Luna, un pescatore,
vide un uomo senza freni,
una bici senza storia
e un polletto senza gloria.
Disse al gallo, il pescatore,
canta! presto! rompi il cielo
con dei lampi, gialli di Sole
ed illumina il sentiero
per chi vuol tornare intero!

Così fece quel polletto
e da allora è tutto scritto:


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punteruolo

Un punto si mise un giorno in cammino,
si vide segmento e si spaventò un pochino,
si dimenò allora e pianse ai quattro venti,
diventando poligono e mettendo i denti.

Andando poi a spasso in alto ed in basso
divenne solido come il Gran Sasso.
Facendosi però poi piccino piccino, riuscì
a tornare quel bellissimo puntino
ch’era prima di volersi avventurare
nella quarta dimensione della vita spirale.

Lasciò che il tempo lo attraversasse
e si tuffò nel brodo da cui nacque.
Così il punto tornò a casa,
dove l’amore rende viva ogni cosa.


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viola come musica

Questa è la storia del suonatore
che partì camminando
e arrivò non si sa dove
e del suo Angelo custode
che arriva sempre fino al cuore:

Vi racconterò
di quando tutto è cominciato,
quando son partito per il mondo
sperando d’avere abbastanza fiato.

Suonatore di viola,
ho lasciato il mio rifugio
in un giorno di cielo grigio,
con niente in testa, le mani
in tasca, l’aurora nel domani.

Non toccavo i fiori
per non rovinarne i colori
e non toccavo le stelle
perché sono troppo belle.
Non toccavo la gente
perché diventa di niente.

A mezzogiorno, l’ho incontrato:
Ha cominciato a starmi vicino,
ad indicarmi un cammino
mai previsto, mai diritto,
a tratti in un bosco fitto fitto
di verde, di blu e di giallo, e
a tratti in un prato
con le galline ed un gallo.

Sapeva di musica, profumava di risate,
conosceva il mare e poi rideva spesso.
Poteva camminare, pensate,
anche su strade di ciottoli e sassi.
Avevamo il coraggio di sbagliare e
sbagliavamo, meta e direzione, insieme.

Mi ha aiutato a costruir il mio nido,
a non aver bisogno di rinunciar al mio grido.
Nelle piccole salite mi ha lasciato la mano
e in discesa avrei corso, ma preferiva andar piano.

E adesso che abbiamo davanti un monte
pare che le nostre strade si dividan per sempre.
La sera colora il cielo e noi guardiamo.
Le mie gambe sono pronte alla scalata
ma le sue ali prediligono una passeggiata.
Ci ritroveremo, per camminare insieme ancora
o anche solo per ascoltarci, nella nostra ora?

Se ci perderemo, guarderò le nuvole
quando il cielo è sereno, e se c’è vento
seguirò quella canzone. Sui sentieri mi fermerò
a guardar fiorire ogni mia emozione.
Siamo indivisibili: lo scoprirò al primo tramonto.

Come le viole. Non corron troppo
veloci né troppo in alto, le note
della nostra stagione. Ecco tutto.


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