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Tag: celeste

nuove culture, tra sogno e realtà

Metter radici in un primo di maggio,
è cosa da pazzi, le disse il faggio,
ma la ciliegia non volle ascoltare
e con pazienza si mise a scavare.

Le prime foglie brillavano, verdi
tra il verde di un campo dimenticato,
e la terra accoglieva quel suo capriccio
di far di un prato un frutteto ben ricco.

Poco distante, una lumachina
veloce correva per gustar la piantina
appena arrivata, mai vista prima,
ma al calare del sole si dovette fermare
e nella notte un gran temporale
la direzione le fece cambiare.

Sognò la ciliegia di esser già grande
e al risveglio si sentì forte forte,
scavò nella terra ancora un pochino
e fece amicizia con un lombrichino.
Il faggio, ombroso, le disse ora basta!
e la ciliegia ne ebbe abbastanza,
così nella notte un lampo chiamò
dal cielo stellato e il faggio bruciò.

Questa è la storia del ciliegio celeste
che scese dal cielo per incontrar il terrestre
che da un frutteto imparò che la terra
non si comanda, come una mamma
lei dona sé stessa
per far crescere il seme di chi la accarezza.


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106 #hovolutolabicicletta

Una bicicletta color chamapagne
e lo sguardo fisso di chi guarda lontano.
Dio mi ha detto di sorpassarlo
per vedere cosa c’è oltre l’umano.

Ho alzato gli occhi al cielo, celeste
e altissimo, illuminato di bianco
bianchissimo. Pensavo alle foreste
mentre la strada saliva e io
cadevo.

Terra han toccato le mie ginocchia
e come in preghiera chiedevo alla pioggia
di confondersi ancora una volta
con le mie lacrime, con la mia torta
rotta prima di potersi donare
al potere temporale.

Solo una lupa si accorge di me,
lecca paziente graffi e ferite.
Dice la lupa di fidarmi di lei ma
mi sembra troppo addomesticata
per essere vera, per essere libera.
Mi guarda negli occhi, mi guarda
vicino, accende una luna
sull’orizzonte lontano e
capisco che la mia libertà
non finisce ma inizia
nelle sue verità.

Scenderò per molti colli, fino
alla fine del mio paradisiaco inferno
per riprendermi quello che là abbandonai:
la chiave del regno
reale.

Continuo a pedalare.


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41 #volta #celeste

Non può essere un cuore in tempesta
al centro del mio vagabondare.
Il coniglio nel sogno
aveva gambe di vitello
e la sua pelle era nuda,
era pelle d’agnello.

La pelliccia che ora indosso
è morbida, barba posticcia
d’un travestimento che svesto
per lasciarmi baciare dal Sole.
Mie son le ore, mie le mie mani.

Domani riparto. Al centro del viaggio
sarà il mio ombelico, punto fermo
nell’universo che gira in tondo,
e sogni spiegati saran le mie vele
e bianche farfalle mi faranno da guida
fino alla Terra nuova, fino alla nuova Luna.

Mi vesto di rosa.
Orecchini di giada.
Alla cintura ho una spada
in lega segreta di inchiostri e di carte.

Per ogni Luna che muore, per ogni Stella che nasce,
c’è una parola che unisce:

questa volta è una volta celeste.


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