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Tag: colori

parallelismi

Stendo la biancheria
divisa per colore
aggiunta alla stagione
che, timida, non ghiaccia.

Un paio di capi richiedono
una riparazione. Conto
i soldi rimasti nel cassetto,
mi riprovo il cappotto imbottito
e decido di regalar questo rosso
alla prima ragazza che passa.

Dal cassetto sorride una testa
senza croce a portarle fortuna,
la ripiego e la infilo in tasca,
cade una perla dal disegno regale
che mi porto al collo e corro
ai ripari. Lancio in aria del rame
ed è chiaro il responso della Mole.

Richiudo nel cassetto l’arte e
torno a stendere.


how would you make the poetess happier?

20 #luci #colorate

Sognavamo un pianeta azzurro
su una nuvola di luce bianca, che
ci salvasse dalla fortezza
delle nostre convenzioni.

Guardavamo nel futuro
con occhi grandi di speranza che
illuminavano la piazza
delle nostre tradizioni.

Credevamo nel crollar del muro
e nell’unità delle feste che
ci volevan finalmente uguali
ai nostri scritti ideali.

E questo pianeta ha una pineta verde
su roccia forte di montagna che
ci ricorda il senso delle finzioni.

E questo azzurro ha una luna bianca che
si è scelta un lato da tenere oscuro
per non scordare il suono
del primo pensiero buono:
mi fido dell’uomo.

Questo Natale mi regalo un tuono.


how would you make the poetess happier?

fiocco

donan perdono
incartato e dorato col nastro
i genitori dei bimbi
che han fatto un disastro

e donan l’incanto
di settanta colori sul bianco
i bimbi dei grandi
che han perduto il ricordo

e io, io cosa dono? cosa prendo?
e io chi perdono? io
chi ritrovo? provo a cambiare
le trame del mondo
per far della pioggia una neve che
scende e si posa a scioglier catene.


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fusion

Something orange. Life.
The royal power drowning a distance
between day and night.

Something blue. A new
ocean and another space to grow.
A vision coming true.

A different pace, one
infinite place and some
time to look at the horizon over there
pour inviter la fantaisie à danser et
pour me montrer telle que je suis.

Rubine red. Emerald green. And
that golden dream, always the same, always
longing to be transparence but still
very shiny and really mean.

A black woman dancing tribal sounds
and a white man wearing tribal symbols
are getting married out there in the infinite universe
et je travaille pour leur fête:
a bouquet of roses and violets, a picture
of my world and a brand new song.

Je chante! Do I belong?


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13 #venerdì

La festa al mio villaggio
è il venerdì sera. Vieni
anche tu a decorarne i sentieri?

Oggi pomeriggio
con i bambini proveremo i colori
dei fiori perché quando
il fiume si è risvegliato
è uscito dal letto e ha tutto allagato
e l’incanto che eravamo si è tutto sbiadito.

Ci vedi? Siamo quasi trasparenti…
Ci senti? Abbiam voci come campanelli…

Ci hai portato le stoffe che avevamo chiesto?
Ci serve anche un cappello perché
quando piove e piangiamo vogliamo
che si distingua dal fiume
quel che noi siamo.

Le musiche saranno, come sempre,
improvvisate, e le danze, naturalmente,
le solite follie, le solite speranze
vorranno celebrare: che tutto sia
colore, che tutto sia pieno di magia.

E quando sarà sabato notte e
la festa ch’è nostra sarà finita, tu resta
a guardarci dormire nei nostri pigiami
con stelle fiorite a far da ricami
ai sogni in cui ancora crediamo.
Tu resta. Mentre il mondo oltre noi fa sua la tua festa,
tu prendi l’argilla, ancora una volta.
Ricominciamo da capo la storia?

Un principio sta rinascendo.
Il bianco si unisce al nero
e non è grigio quel che saremo,
ma arcobaleno.

Benedici questa unione. E sia
benedetta la nostra confusione
mentre tentiamo di godere
della vita che ci vogliam regalare.

Sia ricco il cielo, sia ricco il mare
e che esondi il fiume per venirci a trovare
quando, domenica, ci crederemo padroni
del villaggio e delle stagioni.

Amaci, come solo tu sai fare
e vesti, ti prego, le nostre fantasie
non più con foglie di fico
ma con quelle trame che noi stessi
ti abbiam mostrato.

Stasera, alla festa, puoi portare un’amica.
Potrete baciarvi. Sarà anche per voi una bella serata.

 

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viola come musica

Questa è la storia del suonatore
che partì camminando
e arrivò non si sa dove
e del suo Angelo custode
che arriva sempre fino al cuore:

Vi racconterò
di quando tutto è cominciato,
quando son partito per il mondo
sperando d’avere abbastanza fiato.

Suonatore di viola,
ho lasciato il mio rifugio
in un giorno di cielo grigio,
con niente in testa, le mani
in tasca, l’aurora nel domani.

Non toccavo i fiori
per non rovinarne i colori
e non toccavo le stelle
perché sono troppo belle.
Non toccavo la gente
perché diventa di niente.

A mezzogiorno, l’ho incontrato:
Ha cominciato a starmi vicino,
ad indicarmi un cammino
mai previsto, mai diritto,
a tratti in un bosco fitto fitto
di verde, di blu e di giallo, e
a tratti in un prato
con le galline ed un gallo.

Sapeva di musica, profumava di risate,
conosceva il mare e poi rideva spesso.
Poteva camminare, pensate,
anche su strade di ciottoli e sassi.
Avevamo il coraggio di sbagliare e
sbagliavamo, meta e direzione, insieme.

Mi ha aiutato a costruir il mio nido,
a non aver bisogno di rinunciar al mio grido.
Nelle piccole salite mi ha lasciato la mano
e in discesa avrei corso, ma preferiva andar piano.

E adesso che abbiamo davanti un monte
pare che le nostre strade si dividan per sempre.
La sera colora il cielo e noi guardiamo.
Le mie gambe sono pronte alla scalata
ma le sue ali prediligono una passeggiata.
Ci ritroveremo, per camminare insieme ancora
o anche solo per ascoltarci, nella nostra ora?

Se ci perderemo, guarderò le nuvole
quando il cielo è sereno, e se c’è vento
seguirò quella canzone. Sui sentieri mi fermerò
a guardar fiorire ogni mia emozione.
Siamo indivisibili: lo scoprirò al primo tramonto.

Come le viole. Non corron troppo
veloci né troppo in alto, le note
della nostra stagione. Ecco tutto.


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9 #turchese

Nella foresta dei sogni miei
ci sono io e tu non ci sei.
Ci sono maestri, mastri e viandanti
ci son le fate e addirittura i santi
e ci sono rose, edera e faggi
e i passaggi segreti dei sette saggi
che non furono re, non furon regine,
nemmeno draghi o principessine,
che furono allora e fuggiron lontano
a cercar te, mio principe amaro,
mio scoglio, mia riva, mio argine dolce,
che accompagni i miei passi pieni di forse
e mi riporti indietro su su nella torre
del mio castello di roccia e di pane,
e poi giù al fiume che al mare scorre,
sempre leggero, con la tua spada di rame
che tutto unisce e sembra tagliare,
che sembra brillare alla luce del giorno
ma è nella notte che segna il ritorno
del principe amaro dal dolce cuore
e della sua principessa, senza nome.

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