Salta al contenuto

Tag: luna

iterazione in un solo atto

Una strana bicicletta
senza sella e senza fretta
di notte si mise verso le stelle in cammino
alla ricerca di un titolo per un raccontino.

Un omino lungo e stretto
senza naso né cappotto,
vista l’ora detta tarda
corse via senza una scarpa.

Dalla Luna, un pescatore,
vide un uomo senza freni,
una bici senza storia
e un polletto senza gloria.
Disse al gallo, il pescatore,
canta! presto! rompi il cielo
con dei lampi, gialli di Sole
ed illumina il sentiero
per chi vuol tornare intero!

Così fece quel polletto
e da allora è tutto scritto:


how would you make the poetess happier?

giravolta

Brillava la notte
truccata di neve.

Scaglie di diamante
alla luce dei lampioni
e la Luna, nuova,
che non c’era, eppure
illuminava i miei passi
tra i rischi del ghiaccio
e quattro gradassi
vecchi pensieri
a sporcar gli stivali di ieri.

Brillava la Luna,
là, oltre il destino,
e io camminavo
e capivo
chi ero
e dimenticavo
chi sono e sarò
e anche adesso cammino
e giro la testa
tra me e me
e ho dentro una luce
e chissà che cos’è.


how would you make the poetess happier?

106 #hovolutolabicicletta

Una bicicletta color chamapagne
e lo sguardo fisso di chi guarda lontano.
Dio mi ha detto di sorpassarlo
per vedere cosa c’è oltre l’umano.

Ho alzato gli occhi al cielo, celeste
e altissimo, illuminato di bianco
bianchissimo. Pensavo alle foreste
mentre la strada saliva e io
cadevo.

Terra han toccato le mie ginocchia
e come in preghiera chiedevo alla pioggia
di confondersi ancora una volta
con le mie lacrime, con la mia torta
rotta prima di potersi donare
al potere temporale.

Solo una lupa si accorge di me,
lecca paziente graffi e ferite.
Dice la lupa di fidarmi di lei ma
mi sembra troppo addomesticata
per essere vera, per essere libera.
Mi guarda negli occhi, mi guarda
vicino, accende una luna
sull’orizzonte lontano e
capisco che la mia libertà
non finisce ma inizia
nelle sue verità.

Scenderò per molti colli, fino
alla fine del mio paradisiaco inferno
per riprendermi quello che là abbandonai:
la chiave del regno
reale.

Continuo a pedalare.


how would you make the poetess happier?

69 #ritornello #storico

Quando gennaio si colora
d’autunno, e non è gelido il cielo ma
camino acceso, è spesso un tramonto
ad ingannar il tempo.

Qualcosa è cambiato. Una ferita guarita
mi riporta al tempio che quell’anno crollò
e mentre sale la nebbia, come una pioggia
terrena, piove in me il ricordo della primavera.

La Luna è ferma sulla bilancia.

Chiamo per nome la mia Epifania, tre
giorni dopo il nostro nuovo accordo, e
con il nove sigillo la mia nuova passione:
la nebbia ha la forma del mio buonumore.

La Luna è ferma sulla bilancia.

Sciolgo i punti di un futuro già
incredibilmente lontano, leggo l’ora
sul campanile che indica il centro:
è notte e il mio cuore batte a ritmo di sogno.

La Luna è ferma sulla bilancia.

Respiro lenta, cambio senso e direzione,
volgo le spalle al presente ed è
blu il foglio su scrivo impaziente:
tramontate le stelle, cosa resta
a bloccare il destino?

Mi risponde il cielo con un filo dorato:
non c’è guadagno senza steccato.
Mi risponde il camino col suo fuoco tremante:
brucian in me le carte e le porte ma le spade,
le spade cambian soltanto i contorni.


how would you make the poetess happier?

20 #luci #colorate

Sognavamo un pianeta azzurro
su una nuvola di luce bianca, che
ci salvasse dalla fortezza
delle nostre convenzioni.

Guardavamo nel futuro
con occhi grandi di speranza che
illuminavano la piazza
delle nostre tradizioni.

Credevamo nel crollar del muro
e nell’unità delle feste che
ci volevan finalmente uguali
ai nostri scritti ideali.

E questo pianeta ha una pineta verde
su roccia forte di montagna che
ci ricorda il senso delle finzioni.

E questo azzurro ha una luna bianca che
si è scelta un lato da tenere oscuro
per non scordare il suono
del primo pensiero buono:
mi fido dell’uomo.

Questo Natale mi regalo un tuono.


how would you make the poetess happier?

23 #finestre

Da aprire e da chiudere, qualcosa
che si possa richiudere e riaprire
come una bocca, come una porta.

Ma il respiro no, è una finestra
sempre aperta sul mondo
che ci vuol mostrare
e il mostro ci vede tremare
ed è nostro
diritto fuggire: ma dove?

Nel cuore delle mie paure
ho trovato rifugio e la forza di andare
fuori a guardare ma ho sentito
bruciare il dito che puntavo
e l’ho tagliato
e ho segnato col rosso il mio nuovo confine:
nel cuore mio mi porto soltanto le rime.

Poi quel dito l’ho ripreso, ricucito
con un filo di seta verde chiarissimo
come le foglie nuove delle piante che crescono.
Inclino la testa, incomincio la danza
e guardo com’è bella questa Luna crescente
che illumina le scale tra le nostre stanze.

Mancan le rose sul tavolo, in cucina:
domani al mercato ne sceglierò una.


how would you make the poetess happier?

15 #nutrimento

A modo mio, ho imparato a friggere i pomodori verdi
e le occasioni acerbe, allo stesso modo le colsi,
inebriandole di parole frizzanti e qualche stellina
di pane, di quel pane raffermo che non placa la fame
né la sete di gloria. E ho perso il senso della storia.

Indosso un mantello di pelli di falco,
sogno ancora sudando quel fungo marcio
che distratta mangiai quella mattina
tra i boschi brulli e la riva del fiume.

Maturazione perfetta. Chiede molta attenzione
la natura e mi manda una Luna a cui ululare
il dolore dello speziale, che ancora una volta
ha aspettato troppo pur di condire col suo sapere
i salmoni vecchi che non risalgon le ore.

Ma è finito il tempo in cui andavo a caccia
e la Natura riprende la sua luna e sboccia
subito un fior di rugiada là dove prima era solo strada.
Nelle lacrime mi specchio e non aspetto:
nutro l’attesa con il mio colore e con il sogno
di affondare il naso tra profumi maturi
e già chiamo gli amici più lontani perché
arrivino in tempo per assaggiar il mango.


how would you make the poetess happier?

41 #volta #celeste

Non può essere un cuore in tempesta
al centro del mio vagabondare.
Il coniglio nel sogno
aveva gambe di vitello
e la sua pelle era nuda,
era pelle d’agnello.

La pelliccia che ora indosso
è morbida, barba posticcia
d’un travestimento che svesto
per lasciarmi baciare dal Sole.
Mie son le ore, mie le mie mani.

Domani riparto. Al centro del viaggio
sarà il mio ombelico, punto fermo
nell’universo che gira in tondo,
e sogni spiegati saran le mie vele
e bianche farfalle mi faranno da guida
fino alla Terra nuova, fino alla nuova Luna.

Mi vesto di rosa.
Orecchini di giada.
Alla cintura ho una spada
in lega segreta di inchiostri e di carte.

Per ogni Luna che muore, per ogni Stella che nasce,
c’è una parola che unisce:

questa volta è una volta celeste.


how would you make the poetess happier?