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Tag: papà

maintenant

Komm, wir gehen jetzt heim. You say
and I follow you, and I fall on the way
again and again in love with your eye.

Ero piccola, ma vi seguivo e
seguendovi spostavo orizzonti e confini.
Mi offrite, ora come allora, té nero bollente
– lave de volcan, lave rouge de noir vivant
and I taste something new for me
and I discover that indeed
the whole wholiness is my very cup of tea.

Kommst du mit? Wir fahren heim. You tell
wonderful stories and my fantasies learn
how to bravely ride the unknown. I burn
– sous un nouveau jour, sous une vieille ville
e riscopro i resti delle vite passate
prima di me, cambio colore a quel muro e
apro una nuova finestra
che lasci entrare gli odori delle cucine lontane
per ricordarmi di coltivare
le verdure che a noi piace mangiar.

Im Garten wächst einen Garten, der
sieht genauso aus wie uns: der
kennt keine Grenzen und doch
sucht sich einen Kontrast aus.

Komm! Mi dice una voce che devo restare
per colorar i cieli ed il fondo del mare. E
sto imparando a tornare, a seguir la vocina
che mi offre in tazza grande una storia inventata
e con occhietti vispi ti vede e ti chiama
papà, komm! Wir bauen ein Heim.


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un papà, una festa

Questi versi sono parte della raccolta
RICORDI NELL’ETERNA ETÀ, pubblicata nel 2018
in collaborazione con la rivista di poesia Contemporaneamente Versi.


Brillavano le stelle
tra le foglie e la rugiada,
o forse eran farfalle,
forse fate, forse nulla
c’era ma davvero non ricordo
altro che il porto
e le barche e la tua voglia
di regalarmi il mondo,
lì al lago, e la vergogna
per la melma che
ne ricopre il fondo.

Quest’anno l’acqua è limpida
e vedo i pesciolini giocare
a chi mangia di più.
Aspettando la primavera
come sempre mi meraviglio
della pioggia e del vento
e del tuo metterti alla prova
pur di restarmi accanto.

Sei silenzioso, anche se parli tanto.
Diamo il pane di ieri alle papere
e i pesci ne aspettano i resti.
Non mi fai mai domande.

Vola un gabbiano, torna un fagiano.
Tutto è grigio. Pedalando torniamo
in collina dal sole. Canta il cuculo,
profuma il giardino di mimose e di viole.

Si scosta una tenda:
è già pronto in tavola.


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un viaggio intergenerazionale

Guglielmino era un pupazzo
che viaggiava sopra un razzo
Dove vai? lui ti chiedeva
e ti pagava anche la cena
prima di farti accomodare:
sedile giallo con vista sul mare.
Preso il comando lui poi sfrecciava
in un baleno da qui a Giava.
Come compenso chiedeva un abbraccio
e ripartiva felice sul razzo.

Oggi Guglielmo è grande e ha famiglia,
un pupazzetto che se ha fame strilla
e in tanti vanno a portargli per cena
leccornie da Giava, ma lui si dà pena
vuol ripartire, conoscere Marte
insegnar ai Marziani a giocare alle carte.
Il pupazzetto, crescendo, però
non strilla più e si affaccia all’oblò
guarda la Terra ed il suo papà,
sorride alla mamma, e su Marte lui va.

Guglielmino senza razzo
sogna Marte e pensa spesso
al pupazzetto che tutto solo
è partito con il razzo, al volo.
Ma lui torna presto, con un Marzianino
che strilla per fame e per gioco perfino!
E Nonno Guglielmo ora sa cosa fare:
li fa sedere con vista sul mare
e parte veloce alla volta di Giove
dove c’è gioia e la luce si muove.

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