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Tag: scrivere

cilindro

T’amavo a piedi nudi sulla neve
e poi per i prati fioriti e
tu mi amavi come una scoperta
che ti riportava al senso del primo
dissentire. Ed era semplice così,
amando, disertare il tempo per
abbracciar l’infinito. Al dito
non portavamo anelli. Una collana
di perle di lago, un cappello da mago,
tra l’oro sottile dei tuoi grandi quadri
e le mie righe spesse, prendevano vita.
Nostro figlio ballava e si divertiva
con le finestre che restavano aperte
per la libellula che arriverà.

Noi stavamo a guardare, qua.

E adesso che t’amo oltre ogni infinito,
adesso che portiam un anello al dito,
ancora restiamo a guardare
una pancia che cresce, una libellula.

Ma già domani, con la mia bicicletta,
ti porterò là dove il tempo non aspetta
e semineremo non perle ma i semi
che la vita ci ha portato in dono
nella promessa del nostro giradino.


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liberatoria

Non chiedo permesso, signor Rodari:
l’ispirazione mi ha preso le mani!

Le rendo grazie, signor Gianni,
per avermi allietata per anni ed anni!

Chiedo scusa ai grandi poeti,
ai filosofi, a cantautori ed asceti,
ma sono sicura al cento per cento
che ogni bambino sarebbe contento
se tutti provassimo ogni mattina
a lavare i denti facendo una rima.

Non parlo di guerre, ché non è stagione,
ma insisto e ripeto che hanno ragione
quei matti convinti che chi vuole per sé
non sa che di abbracci per tutti ce n’è.

E chiedo venia, per cortesia,
a tutti quelli che non han fantasia.
Scrivo per gioco, per necessità,
vi garantisco che male non fa.
Sogno ogni giorno un mondo cambiato
in cui donarsi non è mai reato.
Sogno di notte fate e folletti
che aiutino tutti nei propri progetti.

Scrivete, bambini! Non temiate il plagio!
Copiate, copiate e diffondete il messaggio
che le rime faran la rivoluzione
come ogni anno la Terra col Sole!


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8 #infinite #rivolte

Alla ricerca dell’editore partii
presto, poche le ore, e capii
tardi, con gran dolore, che
cercavo un motivo, un perché
o un magari, un forse, un domani

o qualcuno che trovi il senso che
in me è vivo e scalpitante e
chiede giustizia, giustezza vibrante,
per manifestare dell’esistente
la volontà di essere niente
e di essere tutto al tempo stesso,
di fare l’amore senza permesso

e rubare in un fiore tutti i profumi,
sporcarsi di frutta e annebbiarsi
tra i fumi estatici di fogli sparsi
bruciati per caso, per la fortuna.
Un calice acido a salutar la luna.

Così tornai, svelta sui miei passi,
senza parole né storie, ma sassi
nelle mie tasche a tenermi a terra
rivolta ad oriente, pronta alla guerra,
forte dei sogni nella notte amica.

Al sorger del sole mi vidi poi nuda,
di nuovo piccola, di nuovo cocciuta,
ma sui cocci rotti del mio cuore infranto
ripresi a scrivere tra i sussulti del pianto
e furon poesie, come fiori di campo,
a dare un senso a quel cielo sereno
e al vento e alla pioggia e all’arcobaleno.

Dopo il tramonto recitai la mia parte.
Sì, ero confusa, ma giocai le mie carte.
Coi sassi e coi cocci ora pieni di miti,
di storie e leggende di mondi infiniti
che speravo potessero essere graditi,
bussai a mille porte e subito scappai
guardando occidente, pensando ai miei guai.

Cercando fortuna arrivai alla fine
del mondo e del cosmo e delle latrine,
insomma al mare dove tutto ebbe inizio
e sullo scoglio nell’onda continuò così
la vita sospesa tra la notte ed il dì.

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2 #aldilà

i miei libri li ho bruciati
i libri miei li ho fatti fiamme

i miei vestiti li abbino ai gioielli
gioielli miei, regali e capricci

la mia casa è il luogo che curo
e la mia stanza un rifugio sicuro

mi cibo di piante e dei tuoi baci
se scrivo di te è perché mi piaci


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