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Tag: viaggio

mamma mia!

Una gocciolina
d’acqua, piccina
si mise in cammino
di buona mattina,
quando ancora la stella
nel suo cielo più grande
non illuminava il sentiero del fante.

Un pensiero, nel frattempo,
annullò lo spazio e le si trovò accanto
e così i due, figli e fratelli,
solcaron i mondi in cerca di appigli
per poter tender e fissare una corda
che sostenesse una casa, una tenda
o per fermare per sempre nel cosmo
un punto che facesse loro da centro.

Arrivaron, in una sera d’autunno,
a quel che sembrava fine ed inizio
di un viaggio magnifico e meraviglioso
e l’acqua era bella, e il pensiero le fu sposo
per quell’idea matta come un solstizio,
come una veglia che cede al suo sogno
e poi, prendendosi le mani, si dissero:
questa è la casa che ci vedrà vivi.

E furono foglie, e furono zampe,
e furono mamme – mamma mia, quante!
e poi fu la guerra delle rivoluzioni
ma presto la luna illuminò i grandi cuori
degli ultimi cuccioli,
dei primi tesori
e la vita si vide
e respirò più forte
e annullò il tempo e annullò la morte.

Al risveglio fu bello
trovarsi vicini,
miliardi di stelle come cuscini.

È bello, al risveglio,
sapersi vicini, sentire la vita
spostare i confini,
vedere i cuccioli diventare divini,
aprire la porta e trovar la città.


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41 #volta #celeste

Non può essere un cuore in tempesta
al centro del mio vagabondare.
Il coniglio nel sogno
aveva gambe di vitello
e la sua pelle era nuda,
era pelle d’agnello.

La pelliccia che ora indosso
è morbida, barba posticcia
d’un travestimento che svesto
per lasciarmi baciare dal Sole.
Mie son le ore, mie le mie mani.

Domani riparto. Al centro del viaggio
sarà il mio ombelico, punto fermo
nell’universo che gira in tondo,
e sogni spiegati saran le mie vele
e bianche farfalle mi faranno da guida
fino alla Terra nuova, fino alla nuova Luna.

Mi vesto di rosa.
Orecchini di giada.
Alla cintura ho una spada
in lega segreta di inchiostri e di carte.

Per ogni Luna che muore, per ogni Stella che nasce,
c’è una parola che unisce:

questa volta è una volta celeste.


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viola come musica

Questa è la storia del suonatore
che partì camminando
e arrivò non si sa dove
e del suo Angelo custode
che arriva sempre fino al cuore:

Vi racconterò
di quando tutto è cominciato,
quando son partito per il mondo
sperando d’avere abbastanza fiato.

Suonatore di viola,
ho lasciato il mio rifugio
in un giorno di cielo grigio,
con niente in testa, le mani
in tasca, l’aurora nel domani.

Non toccavo i fiori
per non rovinarne i colori
e non toccavo le stelle
perché sono troppo belle.
Non toccavo la gente
perché diventa di niente.

A mezzogiorno, l’ho incontrato:
Ha cominciato a starmi vicino,
ad indicarmi un cammino
mai previsto, mai diritto,
a tratti in un bosco fitto fitto
di verde, di blu e di giallo, e
a tratti in un prato
con le galline ed un gallo.

Sapeva di musica, profumava di risate,
conosceva il mare e poi rideva spesso.
Poteva camminare, pensate,
anche su strade di ciottoli e sassi.
Avevamo il coraggio di sbagliare e
sbagliavamo, meta e direzione, insieme.

Mi ha aiutato a costruir il mio nido,
a non aver bisogno di rinunciar al mio grido.
Nelle piccole salite mi ha lasciato la mano
e in discesa avrei corso, ma preferiva andar piano.

E adesso che abbiamo davanti un monte
pare che le nostre strade si dividan per sempre.
La sera colora il cielo e noi guardiamo.
Le mie gambe sono pronte alla scalata
ma le sue ali prediligono una passeggiata.
Ci ritroveremo, per camminare insieme ancora
o anche solo per ascoltarci, nella nostra ora?

Se ci perderemo, guarderò le nuvole
quando il cielo è sereno, e se c’è vento
seguirò quella canzone. Sui sentieri mi fermerò
a guardar fiorire ogni mia emozione.
Siamo indivisibili: lo scoprirò al primo tramonto.

Come le viole. Non corron troppo
veloci né troppo in alto, le note
della nostra stagione. Ecco tutto.


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un viaggio intergenerazionale

Guglielmino era un pupazzo
che viaggiava sopra un razzo
Dove vai? lui ti chiedeva
e ti pagava anche la cena
prima di farti accomodare:
sedile giallo con vista sul mare.
Preso il comando lui poi sfrecciava
in un baleno da qui a Giava.
Come compenso chiedeva un abbraccio
e ripartiva felice sul razzo.

Oggi Guglielmo è grande e ha famiglia,
un pupazzetto che se ha fame strilla
e in tanti vanno a portargli per cena
leccornie da Giava, ma lui si dà pena
vuol ripartire, conoscere Marte
insegnar ai Marziani a giocare alle carte.
Il pupazzetto, crescendo, però
non strilla più e si affaccia all’oblò
guarda la Terra ed il suo papà,
sorride alla mamma, e su Marte lui va.

Guglielmino senza razzo
sogna Marte e pensa spesso
al pupazzetto che tutto solo
è partito con il razzo, al volo.
Ma lui torna presto, con un Marzianino
che strilla per fame e per gioco perfino!
E Nonno Guglielmo ora sa cosa fare:
li fa sedere con vista sul mare
e parte veloce alla volta di Giove
dove c’è gioia e la luce si muove.

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