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Mese: marzo 2019

387 / Clara

Clara sapeva cantare, cantava meravigliosamente. Cantava in una lingua che solo lei sembrava conoscere.

Cresciuta assieme ai suoi fratelli in una famiglia di sordi e di muti che non potevano insegnarle l’arte della musica, Clara aveva imparato la magia delle onde massaggiando mani ed orecchie di amici e parenti.
Venne da noi accompagnata dalla zia, che a gesti ci spiegò la follia della nipote, le sue notti insonni, le sue labbra loquaci. Clara cantava e la cristalleria tremava e a volte si rompeva, una dannazione per la famiglia intera.

Clara non poteva fare a meno di cantare, ma in quel suo bizzarro contesto sociale, in cui nessuno la comprendeva, aveva maturato una musica diversa, stonata per quanto immensa. Clara cantava perché non poteva farne a meno, ma strideva quella voce anche al ritmo di un cuore puro e sincero. Clara piangeva, mentre cantava, pioveva il cielo e l’aiutava a liberarsi dalla frustrazione di un talento sprecato, di una voce senza padrone.

Clara canta sempre, adesso qui per noi, e sta imparando a suonare i tamburi mentre gli altri talenti più o meno forti di lei la aiutano a ridere degli errori, ballando nelle pause, inciampando tra le note. Anche a me Clara piace, perché non ha mai chiesto niente. Mi piace quel suo modo cocciuto che ha di donarsi alla gente.


Estratto da “quel che voglio è”

ISBN-9788826062211 (ebook) / ISBN-9788822898333 (cartaceo)

#12 risonanza

Non vorrei più dover imparare
ma imparo e non dovrei più
volermi scusare
ma accuso
sempre i soliti mali
quando perdo il senso
dell’essere vita vivente.

Tu mi insegni
che anche la gioia non conta niente
ma io la scelgo, continuamente.

Proverò a respirare
per ritornar, trasparente,
al luogo in cui siamo un eterno presente
mentre ti guardo tra realtà e fantasia
e la tua strada non è già più la mia.

#4811 vernissage

Con il bagaglio
pieno di parole straniere e sorrisi
e piante fuori dai vasi
che metton radici
dove fioriscon le idee che tu taci
e una borsa che non importa
se ha un buco come uno sbaglio
ma porta le chiavi di casa
per quando saremo lontani,
per quando sarà domani,
ti racconto quello che posso
del cielo e la terra e del cosmo.

Scendiamo le scale delle musiche antiche
per arrivar fino al battito
sul portone che fu
il vostro eterno confine
e suoniamo, là, due note sottili
che fan danzare le dune
tra i ricordi più duri.

Le luci sono accese.
Le luci sono spente.

Sull’invito in blu è scritto che è ora
di lasciare che sia come sia
e che il posto è lo stesso di sempre,
in fondo alla via.

Tutti i mondi son già in mostra.
Sarà una festa,
sarà la nostra.