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Tag: caffè

trasparenze

anche io

anche io ho avuto paura
quando tenevo lo sguardo fisso
sul mare calmo
e la tempesta infuriava di tuoni
alla finestra.

bussava la notte e bussavano i giorni
ma io studiavo, aspettavo,
fissavo

il mare
calmo

quando sarebbe arrivato?

anche io, poi

anche io ho aperto la porta
e sono uscita

senza paure sulla fronte

senza strada né direzione,
senza futuro né passato né tempo,
senza racconto

ho comprato del pane
per il mio bambino

e un caffè.

ho sfiorato la mano
di una sconosciuta

e ad occhi chiusi
tra le vie del centro
ho gettato la maschera
per un abbraccio

nel vento

Göttinnen

da sempre riconosco
il profumo della caffettiera

oder wollen wir gleich mit Dekos anfangen?

starring at the ground I was
working for the place
where Life knows its beginnings

ma dov’era?
e fu allora che mi apparve
sfocata, tiepida, decisa,
non l’immagine ma l’essenza stessa
della mia camicia.

Wie der Blitz wollen wir
quella materia, nera e oscura,

da! tief in den Boden,
erreichen.

Mi rimboccai le maniche.
Preparai un caffè, là
dove le pietre sanno scottare di più e poi
mi tuffai
nel gelido del lago, vestita.
Sul fondo
piantai un sasso
perché diventasse Mondo.

Riesco? Can You feel me?
Does this story have
any meaning?

I asked myself for a neverending truth
and all the answers came but
the real one:

nemmeno la Moka è eterna e
quando moriamo nutriamo la vita

sulla nuda Terra.

Così, senza zucchero, nero e bollente,
soffiandoci piano
ho bevuto il ricordo di quella che ero.

Che siamo tutti destinati a risorgere

l’ho letto

nel fumo.

dal diario di Marthe / 23 marzo, notte di luna nuova

Caro diario,

oggi durante la pausa caffè sono rimasta chiusa in ascensore. Ho premuto ALT e sono rimasta ferma, al buio, in compagnia del nuovo collega biondo, in silenzio. Il collega biondo è rimasto impassibile, ha acceso una lucetta da tasca, azzurra, e mi ha chiesto come mai avessi premuto, ma me lo ha chiesto senza vero interesse, come se fosse una frase che era tenuto a pronunciare ma in cui non credeva davvero. Come quando, stringendomi la mano, mi chiese come mai portassi un nome francese.
Volevo stare sola con lui, questa era la verità, ma non glielo potevo dire. Ci conosciamo da tre giorni, e io sono innamorata. Mi innamoro subito, ormai. Sorrideva, ma non a me. Aveva una luce negli occhi che mi faceva girare la testa. Non ha aspettato la risposta, ha spento la lucetta azzurra, ha premuto il pulsante giallo con la campanella. Ho cominciato a piangere e dire scusami sono una stupida, devo avere frainteso. Mi ha baciata, teneramente, ma così teneramente che ci giurerei, è stato l’amore a far riaccendere la luce e a far ripartire l’ascensore e a portarci al settimo piano. Al settimo piano c’è la terrazza, mi ha detto che voleva stare da solo, che ci saremmo visti in ufficio.
Non è più tornato, si è licenziato, è sparito. Ma io, caro diario, resto innamorata, e l’amore lo ritrovo nel vento, su in terrazza, nei caffè che ordino e lascio raffreddare, nelle carezze che ho imparato a regalare. Sono innamorata, caro diario, della vita e delle storie che nella vita incontro, sono innamorata del respiro e del tempo. Sorrido, senza cercare un motivo, e ho una luce negli occhi, come una musica che mi gira in testa.

Soffio nel vento la felicità che non so dire, mi sento volare.


La firma di Marthe si trova nel Volume I / caffè e champagne delle pagine dai diari, pubblicate sotto il titolo: la Semina e il Raccolto.