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Tag: la semina e il raccolto

dal diario di Pasqualina / 17 settembre 1986

Mi sveglio presto nelle mattine d’estate, bevo un caffè. Suono l’arpa sul terrazzo, aspetto che il falco venga a portarmi le notizie.

Ogni mattina mi porta il giornale di ieri, legato alla zampa sinistra con un cordino arancione, e resta con me fino al tardo pomeriggio. Dopo il tramonto, torna giù a valle e dorme nella torre del castello grande, in riva al fiume.

Ma oggi il falco non è arrivato, e ho scrutato il volo delle nuvole e interrogato il vento cercando l’indizio che già sapevo, e ho dovuto rinunciare a tutto quel che conosco di vero, rinunciare alla musica per suonare un allarme, chiedere al sogno di mostrarmi le perle.

Le perle le ho viste al collo di nonna, gliele ho strappate nel pianto per gettarle nel fiume. Mi sono svegliata fradicia di lacrime e sangue, ho fatto la doccia, cambiato le lenzuola, ho scritto sul giornale che il tempo non vola, il tempo si arresta e arresta chi non osa, il tempo è la prigione che conosce ogni rosa. Eppure è nel tempo che la mia musica vola, è nel tempo che la storia si rivela.

Scendo a valle, sul sentiero verso il fiume trovo il falco con gli occhi sbarrati, il cordino arancione impigliato ad un ramo, tutt’intorno i fogli sparsi del giornale di domani.


La firma di Pasqualina si trova nel Volume I /caffè e champagne delle pagine dai diari dei miei personaggi, pubblicate sotto il titolo: la Semina e il Raccolto.

dal diario di Antonio / sette di giugno

Oggi, passeggiando, siamo arrivati fino al casolare.

Abbiamo raccolto i frutti dagli alberi in giardino, nell’aria buona e calda, gialla come il nettare, inebriante per gli odori della frutta già a terra.

Nel salone tutto era come l’avevamo lasciato. Anche il libro era aperto ancora a pagina 123, e la penna ancora puntava quella parola che ci aveva sorpresi: PRIMAVERA. Però oggi ne abbiamo colto il significato, annusati i colori più forti, assaporati gli attimi più acerbi, siamo riusciti ad andare avanti.
Ci siamo seduti sul divano, senza accendere il camino come eravamo soliti fare nel lungo inverno, perché adesso fa talmente caldo che il fuoco è indomabile, adesso la primavera è esplosa e la luce è incontenibile e c’è chi dice che le tenebre e il freddo sian finiti per sempre, c’è chi dice che la pazienza ha dato i suoi frutti. Ma ce anche chi dice che tornerà l’inverno, che è bene saziarsi e correre a piedi nudi, c’è chi dice che da domani il giorno lascerà di nuovo posto alla notte, e tutto si riaddormenterà, lentamente. Qualcuno parla di una nuova era: ESTATE. È questa la parola che abbiamo cercato nel libro, invano.

Con i pantaloni sempre più corti e i cappelli di paglia sulla testa siamo tornati fuori, questa volta in terrazza. All’orizzonte niente di nuovo. Abbiamo imparato a cercare la notte oltre le colline, quel poco di notte che resta, per meravigliarci ancora come prima ci meravigliavamo della luce che nasceva e cresceva al di là del fiume.
Ma stanotte la notte non è arrivata. Silvana ha pianto, sta ancora piangendo, vuole partire, forse morire.

In questa giornata infinita invece io potrei vivere per sempre, ho scoperto di saper dormire e sognare anche ad occhi aperti e mi rallegro del canto continuo degli animali che imparo a riconoscere. A turbare la mia inaspettata serenità viene però ogni tanto il pensiero della nuovissima era, misteriosa, in cui si dice che il vento riporterà l’acqua dal cielo alla terra, in cui la luce lotterà per restare, con lampi e saette nelle sere più calde, in cui l’abbondanza raggiungerà il suo splendore per poi lasciar posto alla fatica del lavoro, ad una ancora più nuova era di cui ancora non sappiamo nulla.

Qualcuno raccomanda di raccogliere i semi e di conservarli, qualcuno che ha studiato bene la primavera. Altri scommettono che dopo l’estate, se mai ci sarà, non ci sarà più nulla, mentre altri ancora sono sicuri che la primavera è per sempre, che finita questa era, finiti i suoi frutti, ricomincerà un’altra primavera. L’umanità non conoscerà più inverno.

E io? All’estate ci credo. Si capisce che qualcosa sta cambiando, e credo anche che ci saranno davvero più frutti e che gli animali saranno nostri compagni di gioco, una volta che i cuccioli non andran più difesi. Sono convinto che l’estate sia il vero traguardo, la maturità che tanto abbiamo atteso e di cui potremo finalmente godere. E mi dispiace per Silvana, che crede che questa primavera annunci la fine di tutto, che ha perso la speranza e che vive ancora come nel lungo inverno. Ho raccolto dei fiori per lei e non ha nemmeno voluto guardarne i profumi, non si è soffermata sul velluto del polline né sulla seta dei petali. Tra le mani stringeva una vecchia copertina con il suo nome ricamato sopra, sorseggiava una tisana di zenzero e arancia.

Credo che da oggi le nostre strade si dividano, troppo forte è il suo desiderio di partire per l’inverno e troppo grande la mia voglia di restare. Scrivo su una foglia una parola che la accompagni, SORELLA.

E poi mi invento una parola nuova, qualcosa che possa descrivere l’era ancora più nuova che arriverà dopo l’estate, perché se mai ci sarò voglio poterla chiamare con un nome che sia per me come musica, che somigli a quel grido stentato con cui mi salutava il mio bisnonno più vecchio, AU TUN O!


La firma di Antonio si trova nel Volume II / arance amare, radicchio, cavoletti di Bruxelles delle pagine dai diari dei miei personaggi, pubblicate sotto il titolo: la Semina e il Raccolto.

dal diario di Marthe / 23 marzo, notte di luna nuova

Caro diario,

oggi durante la pausa caffè sono rimasta chiusa in ascensore. Ho premuto ALT e sono rimasta ferma, al buio, in compagnia del nuovo collega biondo, in silenzio. Il collega biondo è rimasto impassibile, ha acceso una lucetta da tasca, azzurra, e mi ha chiesto come mai avessi premuto, ma me lo ha chiesto senza vero interesse, come se fosse una frase che era tenuto a pronunciare ma in cui non credeva davvero. Come quando, stringendomi la mano, mi chiese come mai portassi un nome francese.
Volevo stare sola con lui, questa era la verità, ma non glielo potevo dire. Ci conosciamo da tre giorni, e io sono innamorata. Mi innamoro subito, ormai. Sorrideva, ma non a me. Aveva una luce negli occhi che mi faceva girare la testa. Non ha aspettato la risposta, ha spento la lucetta azzurra, ha premuto il pulsante giallo con la campanella. Ho cominciato a piangere e dire scusami sono una stupida, devo avere frainteso. Mi ha baciata, teneramente, ma così teneramente che ci giurerei, è stato l’amore a far riaccendere la luce e a far ripartire l’ascensore e a portarci al settimo piano. Al settimo piano c’è la terrazza, mi ha detto che voleva stare da solo, che ci saremmo visti in ufficio.
Non è più tornato, si è licenziato, è sparito. Ma io, caro diario, resto innamorata, e l’amore lo ritrovo nel vento, su in terrazza, nei caffè che ordino e lascio raffreddare, nelle carezze che ho imparato a regalare. Sono innamorata, caro diario, della vita e delle storie che nella vita incontro, sono innamorata del respiro e del tempo. Sorrido, senza cercare un motivo, e ho una luce negli occhi, come una musica che mi gira in testa.

Soffio nel vento la felicità che non so dire, mi sento volare.


La firma di Marthe si trova nel Volume I / caffè e champagne delle pagine dai diari, pubblicate sotto il titolo: la Semina e il Raccolto.