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Tag: leggere

#101 adolescenza

Tra le lettere nascondevo i miei mondi
dando loro mille voci più forti.
Dietro gli occhi portavo le lacrime.
Coi sorrisi abbracciavo le nuvole.

Leggevo per ingannare il futuro,
dimenticarmi del mio destino,
far scorrere i giorni come le notti
e le primavere come i lunghi inverni.

Leggevo e scrivevo per scordar la mia età,
per trovar un accordo con l’aldilà
ma tutti i momenti sono adesso, lo so
che tutti i tempi sono ora però
ancora scrivo e leggo, e leggerò
i mondi che cambian quando io cambierò.

Uscivo di casa per ingannar i ricordi,
intrecciavo altre vite alle vie dei miei sogni,
camminavo tra sconosciuti isolati
in direzione dei lontani pianeti
ma gli spazi eran già tutti qui
e tutti gli angoli erano in centro.
Ho camminato controvento e così
ho imparato il valore del senso.

Una volpe rossa, vestita di bianco
mi ha suggerito di correre, correre incontro
a chi mai mi dirà di tacere
e di gridare, a cuore aperto gridare
che a vincere sarà sempre l’Amore.

Sentirete il bacio di un angelo
e una carezza come uno schianto
e noi, vinti, saremo un incanto.

dal diario di Sara / oggi, qui

Non è questione di credere o non credere, né di affidarsi o di sperare.
È questione di fiducia, è come voler bene.
È, in effetti, proprio volere bene.

Pensavo così mentre leggevo le persone che passeggiavano e animavano la strada, davanti a me un latte macchiato.

L’unica volontà che spontanea si manifesta è il voler bene, il resto è capriccio e gioco ad ingannare il tempo. Ma il tempo chi è, e perché ci teniamo tanto ad ingannarlo?

Pensavo così, mentre l’attimo si fermava e mi invitava a coglierlo, stamattina dietro il vetro che separava il bar dalla città, che definiva, nella città, dove il bar iniziava e dove finiva, che arricchiva la città di tre lettere e del profumo del caffè. Non lo colsi, quell’attimo, e invece chiesi il conto e con un sorriso accennai al signore triste che ordinava un cappuccino senza schiuma che l’attimo era sbocciato, che la vita era pronta a rivelarsi. Non credo abbia colto, e io sono rimasta col dubbio che i fiori non siano finiti, che non si possano contare, che ne sbocci uno per ogni pensiero buono e poi ancora uno per ogni pensiero impuro e uno per ogni pensiero bello e uno per ogni ricordo guarito e mille, miliardi di fiori per ogni bacio non dato, per ogni fiore non colto.

Mentre camminavo sulla via verso casa, ad ogni passo un fiore sbocciava e io non coglievo. Non coglievo il fiore, non coglievo l’attimo.

Caro Diario,
innaffiare i fiori di lacrime sarà abbastanza per prendersene cura? Vogliono carezze i fiori, mi dicono, ma non le pretendono.

Un tè verde, nel pomeriggio, mi ha chiarito tutto, come uno specchio. Un tè verde mi ha ustionato la lingua e stasera non lo potrò baciare e sarà bello vedersi semplicemente per sapersi vivi. Rideremo, faremo l’amore, e senza baciarci dovremo stare più attenti a farlo per bene, a guardarci negli occhi finalmente aperti, a studiare i passi perché siano leggeri, a darci piacere come api col miele.


La firma di Sara si trova nel Volume I /caffè e champagne delle pagine dai diari dei miei personaggi, pubblicate sotto il titolo: la Semina e il Raccolto.

#2 aldilà

i miei libri li ho bruciati
i libri miei li ho fatti fiamme

i miei vestiti li abbino ai gioielli
gioielli miei, regali e capricci

la mia casa è il luogo che curo
e la mia stanza un rifugio sicuro

mi cibo di piante e dei tuoi baci
se scrivo di te è perché mi piaci