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Tag: oro

#1234567890 decifrare

Con quei raggi di Sole
che non osi guardare
mille milioni di topolini
stanno tessendo un nuovo ricamo
sotto il terreno che ti vuole bosco
ombroso, umido di speranza che
rinuncia a farsi fiume,
timida aspetta un giovane cervo
che ne faccia tesoro
per rinascer rugiada, più a valle,
per ritrovar la fiducia nell’uomo.

Non brilla l’oro coperto di fango
ma non è brillando che arriva al cuore.
Corrono i fili tra radici e paesaggi
che ritornano verdi
nella luce del giorno.

Un topino più grande
porta la corda che è la più pesante
da legare a quel seme che crescerà là
dove il fulmine più forte colpisce.

L’Amore non sparisce.

Guarda il cielo quando è blu,
guarda la notte, com’è lontana.

Tutto luccica. Hai in dono una nuova trama.

JAUNE

Jeune, je ne le serai plus jamais
et toi non plus. Tu
sarai di nuovo bambino, un’esplosione
nuova per crear nuove isole
e io sarò vecchia finalmente
e mi spegnerò per rinascer, dolcemente.

Großzügig wäre ich
se solo avessi da offrire
qualcosa che piace a chi vado a trovare.
Forse allora dovrei restare
ferma, ad aspettar che vengan da me
diejenigen, die

han le mani libere dal fare,
si voglion cercare.

Tempo, Spazio, il batter del cuore
come un tamburo
e mille idee per il futuro.
One hug, eight billion smiles, a way
out of the ordinary
into the places beyond our skyes.

Healing gestures und
nun stumm wirkt der Mund.
Tutto l’oro del mondo
è tornato nel centro.

Dio mi comanda una Fede più forte.
Lei mi regala altre wundeschöne risorse.
Non sarò mai io a serrare le porte.

In meinem Kosmos, in meinem Chaos,
gibt es jetzt eine ewige Sonne.
Sei herzlich willkommen.

oro rosa / Elisa gira l’Europa

Alla stazione di Francoforte, Elisa comprò un panino e poi un espresso. To go? le chiese la barista.

L’espresso si beve al banco. L’espresso si beve al banco, si ripeteva, e non riusciva a far altro che sgranare gli occhi cercando una via di fuga da quella domanda assurda.

Domande come Qual è il rumore di una mano che applaude? di solito la divertivano, gli occhi le si illuminavano e si sentiva leggera e calma, tranquilla nel cogliere l’essenza che si cela oltre la ragione, oltre il desiderio di comprensione. Ma qui il desiderio Elisa lo avvertiva forte e chiaro: caffè, e il desiderio di comprensione gli era funzionale.

Accettando ma non lasciandosi trasportare dal flusso dei pensieri che cavalcavano l’onda de i tedeschi non ne capiscono proprio nulla di caffè, e nemmeno gli americani che hanno inventato questi luoghi tutti uguali in cui l’anima si perde, o erano stati i Romani, prima di loro?, Elisa si sforzò di capire il perché di quella domanda assurda, fuori luogo, incomprensibile in quell’accento inglese mal curato che riesce solo a dirti: straniero, straniera. To go?

Occhi sgranati a cercare un indizio. Se mi ha posto questa domanda, pensa Elisa tra sé e sé, è perché cerca aiuto. Le domande sono richieste di aiuto per poter andare oltre, per poter fare il passo successivo, per venirsi incontro e andare avanti insieme. Elisa si sentiva già meno straniera, pensando così. La barista, dal canto suo, lì nell’angolo con la macchinetta del caffè alle spalle, aveva occhi altrettanto sgranati e un braccio alzato a cercare qualcosa, la mano aperta pronta ad afferrare la risposta. Elisa guarda bene i movimenti della barista, la tensione nella mano e la prontezza nell’altra mano che aspetta solo di premere un pulsante, il caffè è già macinato e pronto a scendere nella tazzina, bollente. Qualcosa nell’immagine però non torna. Ci sono bicchierini di cartone sopra la macchinetta, proprio accanto alle tazzine in ceramica con il logo del caffè in uso. Anche i bicchierini in cartone hanno il logo, ma del franchising, buffi nella loro piccolezza, effimeri nel carattere, pronti ad esser gettati nel tempo di un sorso. Elisa, che non aveva mai visto nulla del genere e mai avrebbe potuto immaginarsi qualcosa del genere, ascoltò le loro vocine parlare una lingua sconosciuta e raccontare abitudini sconosciute che non necessariamente andavano capite. Ascoltò quei bicchierini raccontarsi e sorrise.

La barista voleva semplicemente sapere se servirle l’espresso in tazzina di ceramica o in buffo bicchierino usa e getta. Zum hier Trinken, avrebbe voluto rispondere Elisa, ma il prontuario tedesco l’avrebbe imparato solo qualche anno più tardi, con immensa fatica e poche soddisfazioni. To go, rispose invece, mettendo per un momento da parte l’amore per l’ambiente e provando a vedere l’effetto che fa un espresso nel bicchierino buffo, cercando di aprirsi a quelle storie finora impossibili che un’altra cultura rendeva realtà.

Un Euro e novanta. Del prezzo del caffè all’estero ne parliamo un’altra volta. Il bicchierino buffo è stato lavato e riposto sulla mensola della cucina di casa a Strasburgo, dentro ci sono monetine provenienti da diverse parti d’Europa, ed Elisa quando lo guarda si ricorda sempre di quella volta in cui, alla stazione di Francoforte, ha imparato che, se una risposta giusta c’è, allora è To go.


Questo racconto fa parte della raccolta “DI FOLLIE CELESTI E D’ALTRI MILLE COLORI”

ISBN-9788827569757 (ebook) / ISBN-9788827592731 (cartaceo)