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Tag: storie

dal diario di Gaia / 26 settembre del nuovo anno

Come sempre, dopo cena mi metto a riordinare i giochi che mio figlio dispone ogni giorno sul tappeto grande. Lo so, dovrei far riordinare a lui, ma mi piace troppo perdermi tra le tracce dei suoi pensieri di bimbo, pensieri puliti, storie che aiutano a conoscersi.

Lui insiste, piange e protesta ogni mattina, perché all’ordine forzato, all’ordine come premessa prima ancora che come promessa, proprio non vuole rassegnarsi. Lo capisco. Se si vuole raggiungere un certo grado di complessità nelle storie, se si vogliono lasciare tracce che possano portarci lontano, non possiamo ogni giorno, dopo pranzo e dopo il sonno, ricominciare da capo. L’unica possibilità è lasciare che le storie vivano, anche nelle notti, anche quando non siamo lì a guardare e tutto sembra intrecciarsi alle già forti trame geometriche del tappeto.

Mentre riordino, imparo che non ha senso cercare di cogliere il senso del tutto, imparo che ognuno partecipa a molte storie, quasi per caso, e che anche imparare a conoscersi fa parte del gioco ma non ne determina il senso. Quante parole di troppo aggiungo al ricordo dei tuoi movimenti veloci!

Provo allora a smettere di pensare, provo a partecipare anche io al gioco, mi siedo sul tappeto e spero che le tue manine arrivino a darmi un destino, e poi un altro, e poi un altro, finché non verrà il momento di rinchiudermi in un cassetto.

Lascio tutto così com’è, stasera.

Domani mi tufferò nei tuoi mondi già grandi e mi lascerò meravigliare dalle tue grandiose fantasie.

Parola di mamma.


La firma di Gaia si trova nel Volume III / campi di fragole delle pagine dai diari dei miei personaggi, pubblicate sotto il titolo: la Semina e il Raccolto.

455 #mitologia

Erano i primi giorni di un’estate fresca
o gli ultimi di una primavera di noia e speranza,
pescavo idee e sogni con un amico
e toglievo vecchie foto
dalla parete più grande della mia stanza.

Mangiammo una trota e due pescigatto,
progettammo un continente per un nuovo mondo,
non ci guardammo negli occhi
per dirci addio
perché lui si voltò, come tutti,
dalla parte dei fatti e delle tombe di marmo
con due date incise e i fiori recisi
a raccontar dell’amore il lato più buio.

O fui io a voltarmi, richiamata da un corvo?
Dove siete, voi vivi, voi amici, voi
compagni in questo deserto
senza dei né eroi ma di divi
pieno e ricolmo
di gesti che non riconosco?

Uccidevano, nei libri di storie,
i leoni e le streghe, e a salvarsi
eran sempre le solite frasi.

Ma oggi, da sola,
non nel sangue ma con la sola parola,
scriverò la storia nuova
e soffierò nell’aria mille piume bianche
come il miele dolci e
come una mamma
felici.

ponte

Avevamo tutti bisogno di un muro

a cui ritornare
per pianger le nostre storie infinite

e di un ramo
a cui aggrapparci ad ogni sorger di luna

ma da adesso daremo
anche i tronchi ai castori
e impareremo a volare
tra il bianco ed il nero.

Sapete quali porte
apre il vostro arcobaleno?

Nel riflesso sul prato ho trovato
l’altra metà del sereno.

L’invito è per pranzo, all’una in punto.